Marta Galbusera Art story

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La bellezza non è sempre ciò che si fissa negli occhi; ma talvolta è una capriola della mente, un tuffo nel cuore.
Così una cosa che appare brutta può diventare improvvisamente bella.

Seguire l’arte di Marta vuol dire abbandonare la strada, è jazz.

Malgama informe di pasta di sale, pezzi di legno, spilli ed altri oggetti che in divenire compongono un autoritratto dell’anima; di ciò che siamo oltre il fisico apparire, al di là dello spazio che occupiamo col nostro corpo.
Sono Io, sei tu, è riconoscere qualcosa che ci accomuna mettendoci in contatto e questo a volte fa paura.

Apolide
Ciuffi di lana infeltrita si raccolgono su un raspo, che privo dei suoi frutti li adotta.
Apolidi, senza più un “dove” a definirli si raccolgono in un abbraccio che è “casa”.

Amanti
L’amore colto nel segreto della sua intimità, in quello spazio infinito che si misura nella distanza di un sussurro.
È una porta socchiusa, che lascia sfuggire un gemito, una luce.

Un quadrato bianco dipinto su un muro abbandonato. Una finestra sulla fantasia aperta col più semplice dei gesti pittorici. Uno spazio per immaginare e fare rivivere un luogo abbandonato.
Mi stupisce e mi piace come l’uomo possa con poco aprirsi ad un universo di significati. Più semplice il gesto: un taglio su una tela, una pennellata di colore, più grande è lo squarcio tra questo mondo e quello dell’animo; nel quale invano, costantemente, cerchiamo di tornare.

A volte l’arte è aprire una finestra e fare entrare aria fresca.
Grazie Marta.

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