Pio Art story

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La vita corre, strattona, urla e sputa e quando pensi di aver afferrato un acquilone per volar via, lui sfugge e tu resti li.
Già perchè il nostro paradiso non è sopra le nuvole; ma più spesso in un sottoscala, nascosto come ricordo in una scatola di scarpe. Il nostro paradiso è il silenzio che scende la sera, dopo che bimbi e matiro dormono, i piatti riposano puliti,
i piedi scalzi ci ringraziano e un filo di fumo sale da una sigaretta che si consuma tra le dita.
E’ così che arriva o forse è tutto il giorno che ci sta appiccicata addosso ma solo ora la vediamo, la sentiamo per quello che è: una emozione.
Ci gira intorno come un brivido lungo la pelle, esce piano, calda, nascosta da una lacrima o ci solletica le labbra curvandole in un sorriso.
Ogni volta è diversa, mai come te la aspetti.
E dopo una giornata spesa senza sosta adesso lo sai, per prenderla, tenerla, devi star ferma. Lasciare che balli e canti per dire ciò che ha da dire
e ritornare chissà dove a nascondersi dentro di te.

Di sere così Piò, come noi, ne ha passate tante, custodendo nei suoi quadri alcune di quelle emozioni che lusingate dal suo misurato garbo e da una gentile innocenza, si sono lasciate convincere per un pò a stare in posa.

Cosi nei suoi quadri c’è Piò, la Piò di quella sera e l’emozione venuta a farle compagnia.
A volte l’emozione è un colore, a volte un pieno o un vuoto, un fiore tra i capelli o una maschera sul viso; è nella piega dei capelli o nel fermaglio che
li tiene, mah … no tu non la puoi vedere, non qui adesso davanti al quadro; arriverà stasera e sarà tua.

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