Jeanette Art story

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Le cicatrici ci vestono come il più intimo dei vestiti, sotto, molto più sotto della pelle.
Coprirle è solo un inutile menzogna, un’altra detta allo specchio della vita.
Sole davanti a lui, sole con quelle cicatrici che non escono di scena.
Non ha senso tacere. L’arte un grimaldello per scardinare, una ad una, le gabbie che nel nostro
corpo ci imprigionano.
Non usciremo intere, no, ogni cicatrice trattiene una parte di noi, la lega maledettamente al passato;
ma questa catena possiamo tenderla fino a … provare gioia, anche se con una piccolissima parte di noi stesse.

Strapparsi il cuore con le proprie mani, la parte più sacra più cara dove riporre l’amore ma dove a volte
ciò che entra è un tumore. E allora, per sopravvivere non resta che rimuoverlo perchè certi veleni non lasciano
scampo, ne spazi liberi per altro: prendono tutto.

Solo una calza, come una seconda pelle: smagliata dal tempo e dalle punizioni. Le mani conserte dietro la schiena
a mostrarci inermi, per accettare ancora. Quale colpa merita tanto? Le smagliature non sono sul corpo ma nell’animo,
nella capacità di amare che ad ogni umiliazione si strappa un po di più, e non trattiene quell’amore che alla nascita ci
è dato in dono.

Un viso pallido ornato di fiori dipingono il fascino freddo della morte, eppure negli occhi, in un accenno di sorriso,
nelle margherite che stonano con la loro semplice purezza, fiorisce timida la speranza di una rinascita.

La peggior violenza è rubarci la voce, la capacità di gridare “aiuto”, come una mano che spinge sul viso e lo ricaccia in gola
con un gesto che è una seconda tremenda violenza; un impronta di sangue al posto di un abbraccio.

Un urlo ghiacciato che ci soffoca da dentro non potendo uscire, parole non dette che nessuno potrà ascoltare ed un freddo che
dalle labbra scende al cuore.

Un manichino bello, pulito; ma senza una testa: oggetto; chiuso in una grotta e non su un campo fiorito. E’ la donna che ama, talvolta.

Un corpo asciutto che si vede anche l’anima. Spogliato di tutto il superfluo come sono le emozioni per ottenere un “like”: amara moneta
per la nuova prostituzione.

Nuda del proprio orgoglio, la vagina esposta, si: “la fica”; offerta agli occhi di chi non vede altro, di chi non vede l’unico colore
in una foto altrimenti bianca: il rosso. Di chi ha preso tutto senza chiedere permesso e senza dire grazie.
Ma se sangue esce, allora un cuore batte: non facciamolo fermare.

Il dolore ci fa chiudere nel corpo e nell’anima; ma questo può essere un bozzolo da cui rinascere, con ali pesanti ma pur sempre ali;
con sogni nuovi da poter toccare anche senza volare.

Amo Janette, la sua forza e le sue cicatrici. La amo anche perchè mi racconta, mi apre gli occhi con uno spillo e mi dice “guarda”.
E’ proprio questo che vogliamo? Ma se non guardiamo, un passo di lato non lo faremo mai.
Non lasciamo che la sua cadena cada nuovamente verso il basso: afferriamola; non so chi tirerà l’altro ma almeno non cadremo soli.

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