Claudia Ferrari Art story

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Lo spessore di una tela non è dato dal numero degli strati di colore ma dall’energia che l’artista è riuscito ad imprimervi
e dalla capacità di questa di sprigionarsi, risuonando con lo spirito di chi la osserva.
Claudia ha questa capacità.
Le sue tele ti catturano, sono in sintonia con te, raccontano qualcosa che pur non compreso, senti tuo, ti appartiene.
C’è forza in queste tele e coraggio, ecco si il coraggio è una cosa che ammiri, perché nelle sue tele Claudia parla a se stessa come tu vorresti fare a te stesso e ti piace anche che non abbia una risposta, come tu non la hai: artista e spettatore sullo stesso piano si “toccano”.
Tanto sono belle le sue tele quanto è appassionante sentirla raccontare:
“Non parto da un’idea ma da un bisogno, bisogno di sporcarmi le mani, di dar vita ad un’immagine anche se non ne ho una precisa in mente. Una volta partita entro in uno stato di concentrazione assoluto. Non sono schiaffeggiata da un turbine di sentimenti ma anche in questo caso da bisogni estetici: sono quelli che mi guidano. Un colore, uno spazio, un graffio più o meno profondo. Capita però che scarico un’esplosione di rabbia sulle le tele (poi ci metto circa 5 giorni a ripararle) ma lascio sempre il segno del passaggio dello tsunami.
Ho un rapporto particolare con la tela finita… la sento finita quando non ho più bisogno di continuare ma faccio spesso fatica a convertire l’immagine in un’emozione… devo far passare qualche giorno.
Mi è anche successo di sognare quel che dipingo e capirne così il significato e allora posso dargli un titolo.”
Chi prima e chi dopo, tutti comprendiamo che non c’è felicità nello stare soli, nel non condividere e che è in questo la radice dell’amore.
Claudia ha due doni che l’aiutano in questo: il suo cuore e la sua arte; cosi decide di studiare arte-terapia per aiutare donne meno fortunate di lei,
a ritrovare fiducia in se stesse dandosi un senso che qualcuno gli ha strappato.
“Negli ultimi anni ho passato varie situazioni, molti lutti, separazioni, chiusure e grazie all’arte e all’arte terapia ho potuto convertire queste esperienze in emozioni tangibili, in visioni e condivisioni.
Per questo mi sento molto fortunata e per questo sento il bisogno di comunicare quello che ho scoperto sulla mia pelle.
L’arte terapia mi ha supportato in un processo di liberazione, di riconquista di un sé piuttosto zoppicante che cercava di leccarsi una ferita dopo l’altra.
Proprio perché ho sentito cosa vuol dire camminare nel mondo senza sé stessi e con sé stessi vorrei lavorare con le donne che hanno subito violenza perché spesso è questa mancanza di considerazione, di dignità personale che incastra in relazioni impossibili.
Sono all’inizio di questo percorso e sinceramente non so come e quanto potrò effettivamente stare vicino a chi ha un gran dolore e una grande vergogna dentro di sé, ma credo nel potere dell’arte e mi impegnerò per poterla veicolare nel modo più puro possibile.”

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